19.03.2007 - Il numero di marzo del mensile nazionale di atletica leggera "Correre" ha pubblicato un'intervista alla "nostra" Rossella Rigoni, che riportiamo integralmente:"Rossella Rigoni. Junior del G.S.Valsugana Trentino. Senza la corsa si sente sola. E pensare che dopo la sua prima gara ha pensato: ma che ci faccio qui? 
LA MIA MIGLIORE AMICA L’inizio non è stato dei migliori. Rossella lì non ci voleva stare. Troppa fatica, troppe persone che non conosceva. Era una bambina di 6 anni e suo padre, con il collega di lavoro Antonio Purin, oggi suo allenatore, ha deciso di iscriverla ad una gara di corsa. Sulla linea di partenza, totalmente spaesata, continuava a chiedersi: ma che ci faccio qui? E al traguardo quella sensazione non l’aveva abbandonata. Non si era divertita. Questo però non ha frenato i suoi due “talent scout”, che hanno continuato ad insistere e a iscriverla alle diverse competizioni. “Frequentando il campo, ho iniziato a conoscere altri ragazzi, mi sono fatta degli amici. Da quel momento è stato tutto più facile.” Ed è anche grazie a loro se oggi Rossella Rigoni, portacolori del G.S. Valsugana Trentino, è una delle promesse del panorama italiano. Ora cos’è per te la corsa? “Una compagna di gioco, di cui non potrei più fare a meno. Anche se di crisi ne ho avute tante. E’ sempre stato un rapporto altalenante. Anche durante le scuole medie ci sono stati momenti in cui volevo ritirarmi. La cosa si faceva seria, mi si chiedeva più impegno e a me mancava la voglia. Più volte sono stata sul punto di mollare per uno sport di squadra. I miei genitori e i risultati, che comunque non sono mancati, mi hanno convinto ad andare avanti.” Antonio Purin ti segue dalla prima gara. Che rapporto hai con lui? “E’ il mio coach, non potrei mai correre senza di lui. Lui sa quando usare parole dolci e quando alzare la voce. Sono dell’idea che se ogni tanto non facesse la voce grossa, non arriveremmo da nessuna parte. E’ altrettanto vero che se mi urlasse dietro ogni volta che vivo una giornata no, mi passerebbe la voglia di muovere un solo passo.” Allenamento: gioia o dolore? “Dipende molto dal mio spirito. Ci sono giorni in cui macino chilometri senza neanche accorgermene e giorni in cui invece sono stanca e non mi muoverei di casa. Mi capita spesso d’inverno, io soffro molto il freddo. Vivo a Telve, un paesino in provincia di Trento, che è tirchio di sole e caldo. Se potessi scegliere andrei in una città col clima più mite. E con qualche abitante in più. Lo scorso anno e stata una tragedia: a gennaio è caduta molta neve, che ha resistito fino a marzo. Impossibile correre all’aperto. Ho passato tre mesi in palestra e per una come me che deve affrontare un allenamento da mezzofondista è davvero triste.” Affronti esercizi e uscite da sola? “Preferisco avere compagnia. Solitamente esco con altre quattro atlete. Anche in allenamento ho bisogno di confrontarmi, di avvertire una certa competitività.” Che mi racconti sulle campestri’ “Le evito, non è un segreto. Prima di tutto cominciano a essere lunghe, pio si corrono in un periodo in cui preferisco concentrarmi esclusivamente sull’allenamento. Poi, l’emozione che sa darmi la pista è unica.” Trasferiamoci sulla pista. Che succederà in questa stagione? “Da quest’anno corro tra le junior. Cambiano le avversarie, la posta in gioco si alza,ma affronto tutto tranquillamente. Voglio migliorarmi e ovviamente cercherò di raccogliere il più possibile.” Del 2006 che ricordi hai? “Dal punto di vista sportivo splendido. A giugno ho vinto il Brixia Meeting facendo registrare il nuovo primato sugli 800 metri (2’13”22), a ottobre ho indossato la maglia di campionessa italiana sempre sugli 800 m. tra uno e l’altro, poi, ho partecipato alle Gymnasiadi, in Grecia. E’ stata la mia prima trasferta internazionale, un’ esperienza incredibile.” C’è un successo a cui sei più legata? “Sicuramente il Tricolore. Non ci speravo. E’ stata una gara dura e venivo da un periodo difficile e triste. Ho avuto una fastidiosa tendinite al tallone, ma soprattutto ad agosto è scomparso mio papà. Ed è chiaramente a lui che ho dedicato la vittoria.” C’è un episodio che ti fa ancora arrabbiare? “Certo! Nel primo anno allieva, agli Italiani. Sarei salita sul più basso gradino del podio se non mi avessero squalificata a due metri dall’arrivo. La ragazza davanti a me è inciampata su se stessa ed è caduta. Il giudice ha sostenuto che l’avessi spinta e mi ha tolto dalla classifica. Mamma che nervoso.” Fai parte del Progetto Talento. Una bella soddisfazione. “Sì, anche una grande opportunità. C’è modo di confrontarsi, ci sono tecnici di un certo livello con cui parlare e da cui ricevere consigli preziosi. Dà sicuramente una marcia in più. E’ nato un rapporto di stima e amicizia con tutti, si è formato un bel gruppo…. Da gita scolastica.” Che farà Rossella tra qualche anno? “Frequento la quarta liceo scientifico, una scuola che ho scelto perché non avevo le idee chiare. Non che ora sia cambiato qualcosa. Mi piacerebbe fare la fisioterapista. Vedremo. Certo se riuscissi a diventare atleta professionista…” Articolo a firma Barbara Cologni tratto dalla rivista CORRERE di marzo 2006 pagine 71 e 72 |