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la Chiesa di Telve PDF Stampa E-mail

La Parrocchiale dell’Assunta a Telve

(a cura di Vittorio Fabris)

Sappiamo che a Telve prima del XVI secolo esistevano nel centro del paese due chiese. La più antica, dedicata a San Michele Arcangelo, si faceva risalire al 1193 “Thelvi in Valle Ausugii, Ecclesia S, Michaelis Arcangeli aedificata anno Domini 1193” (BONELLI, Monumenta Ecclesiae Tridentinae,).
“In un documento del 1285 si nomina il Prete Piero in Telve; il che mostra l’antichità del paese e della chiesa, che era dedicata a San Michele” (BRENTARI, 1890-1902, p.355).
Il Gorfer, senza citare la fonte, scrive che verso la fine del Trecento, vi lavorarono i maestri muratori Pietro e Antonio da Como (GORFER, 1977, p. 897).
La seconda chiesa, dedicata a Santa Maria, era stata costruita vicino alla prima, sul lato a settentrione, probabilmente nei primi decenni del XV secolo, dopo la conquista della Valsugana da parte di Federico IV, detto il Tascavuota (1412), per le esigenze liturgiche della comunità tedesca dimorante a Telve, composta da soldati e personale del castello, ma anche per quelle della numerosa colonia di minatori che lavoravano nelle miniere della Val Calamento.
Nel 1469 i rappresentanti del Comune di Telve, d’accordo con il loro pievano, decisero di unire le due chiese di San Michele e di Santa Maria  in un unico edificio affidandone l’impegnativo progetto al maestro muratore Andrea Tedesco, autore qualche tempo prima di un meraviglioso presbiterio pentagonale, in perfetto stile gotico, con le volte a costoloni lavorate in pietra, costruito per la pieve di Strigno. Il contratto per la costruzione della nuova chiesa era stato scritto da don Giacomo Antonio Vinciguerra (1469-1474), pievano di Telve, e redatto ufficialmente dal notaio Giannantonio di Alessandria in data 13 luglio 1469 (GHETTA, Telve 1996, p. 32).
La nuova chiesa sarà dedicata a Maria Assunta conservando però anche il titolo di San Michele in memoria della prima chiesa di Telve.
Cinque anni dopo, nel 1474, la chiesa era certamente terminata perché la Comunità chiese il fonte battesimale che venne concesso il 25 ottobre dello stesso anno. In questo modo la Curazia di Telve, esistente dal 1279, divenne Parrocchia staccandosi dalla pieve di Santa Maria del Borgo.
Interessante, per quanto riportato nella prima parte, è la breve relazione seguita alla Visita Pastorale del vescovo di Feltre Lorenzo Campeggio: Ai 10 luglio 1518 il vescovo visitava la parrocchia di Telve, e concedeva licenza di celebrare e di esercitare cura d’anime nella diocesi a Don Colmanno Kaisler e a Don Bernardino Haynzmann della diocesi di Augusta. Eravi allora una lite fra quei di Telve e quelli di Torcegno – Ronchi sul pagare al parroco di Borgo due ducati per la concessione fatta nel 1474 a Telve del Battisterio. (MORIZZO, Feltre 1911, p. 2). La concessione di due curatori d’anime provenienti da Augusta conferma che, nonostante la riunificazione delle due chiese, la comunità alemanna, ancora numerosa e forse poco integrata con quella italiana, continuava ad aver bisogno per le proprie esigenze liturgiche di sacerdoti di madre lingua. Va detto che, nel prosieguo degli Atti Visitali, non si parlerà più di curatori d’anime di lingua tedesca.
Una dettagliata descrizione dell’antica parrocchiale di Telve si trova negli Atti Visitali relativi alla Visita Pastorale del vescovo di Feltre, Jacopo Rovellio, avvenuta l’11 settembre 1585. Ecco il testo, tradotto dal latino da P. M. Morizzo nel 1911: Ai 10 settembre si venne a Telve, dove era parroco don Pietro Bertoldi. Gli 11 si visitava la chiesa parr.le. Il SS. Sacramento era in un ripostiglio di pietra, aderente al muro in cornu evang.ii. Si ordinò fosse invece collocato in un tabernacolo sull’altar maggiore. Il battistero era in cornu epist. nel mezzo della chiesa, e si ordinò fosse collocato in fondo alla chiesa, a sinistra. La chiesa avea due porte: la maggiore a occidente, l’altra a mezzodì. Era lunga quindici passi d’uomo, non compreso però il presbiterio; larga sette, non comprese però le cappelle in cornu evang.ii. Entro e fuori era cementata, appena capace per il popolo. Avea l’avolto, le pareti bianche, mancava la finestra ad occhio sulla facciata; sei finestre delle quali due a mezzodì, una a oriente, e due a occidente, il pavimento a cemento ma rotto; il pulpito sulla parete di mezzodì, il crocifisso all’architrave. Si ordinò che la porta maggiore fosse accomodata, che la chiesa sia ingrandita più presto possibile. Il presbiterio era a volto. L’altare maggiore avea dietro di sé il coro, avea diverse statue in legno, era dorato. Erano ivi gli altari di s. Vito e Modesto presso il presbiterio in cornu evang.ii. con ancona dorata e con tre statue: quello dei ss. Simeone e Giuda, posto in parte evang.ii (?) in una cappella a volto e dipinta, e con figure in legno dorato, era della Confraternita dei ss. Simeone e Giuda; quello dei ss. Fabiano, Sebastiano e Rocco, in cornu evang(el)ii, anche in una cappella a volto e  dipinta, e con varie statue in legno, ed era ivi anche la confraternita dei tre detti santi. Si ordinò che il poggiolo sopra la porta maggiore sia tolto via. L’altare dei ss. Filippo e Giacomo era in cornu epist(olae), dovea esser levato via: l’altare di s. Michele in cornu epistolae avea diverse statue. Il campanile era presso l’altare dei ss. Simeone e Giuda con due campane e l’orologio (M. MORIZZO, cit., p. 81). Da questa relazione apprendiamo tra l’altro che la chiesa era già troppo piccola per la popolazione, si presentava in non buone condizioni, era dotata di cinque altari, tra cui quello di San Michele, tutti con diverse statue lignee, aveva delle cappelle affrescate e, particolare non secondario, il campanile aveva tre campane e l’orologio (non sappiamo se meccanico o solare).
Nella visita dello stesso vescovo, fatta il 14 maggio 1599, […] si consacrò nella chiesa parrocchiale di Telve l’altar maggiore in onore alla Madonna, inchiudendovi le reliquie dei ss. Filippo e Giacomo, e della veste della Beata Vergine (MORIZZO, cit, p. 45). È probabile che in questa occasione venisse riconfermata la dedica della chiesa alla Madonna Assunta.
L’altare maggiore, dedicato all’Assunta, è menzionato esplicitamente nella Visita Pastorale del vescovo Zerbino Lugo, fatta a Telve il 4 giugno 1642: […] l’altar maggiore avea l’ancòna con l’immagine dell’Assunta in scoltura, e ben fatta… (MORIZZO, cit, p. 105).
Nonostante i reiterati ordini dei vescovi di Feltre, la chiesa non viene ingrandita e si dovrà aspettare più di un secolo per la realizzazione di tale impresa che verrà attuata tra il 1733 e il 1741 sotto la direzione dei lapicidi comaschi Antonio e Pietro Bianchi prima, e del “Maestro Muratore” Gaetano Carneri di Borgo, poi. La data MDCCXXXIII è incisa sullo sguancio del finestrone di facciata, l’altra, MDCCXLI, è riportata sul cartiglio dell’arco santo. Nell’Archivio della Curia di Feltre sono conservati i disegni originali della zona presbiteriale “firmati” da Gaetano Carneri.
La nuova chiesa venne consacrata, assieme all’altare maggiore, il 27 giugno 1745 dal vescovo di Feltre, Pietro Maria Trevisano marchese dei conti Suarez. 
Seguendo l’esempio della pieve di Borgo, anche la nuova chiesa di Telve presenta un aspetto esterno piuttosto semplice e privo di decorazioni, animato solo dall’articolarsi dei volumi e dal gioco dei pieni e dei vuoti. Frugalità ed essenzialità che contrasta nettamente con la veste interna dell’edificio, dove la profusione di decorazioni, stucchi, dorature e ornati architettonici, mira a creare nel fedele quell’effetto di meraviglia, al limite dello stordimento, tipico dello spirito settecentesco. Questo effetto è accentuato inoltre dalla presenza di macchine altaristiche sempre più complesse e teatrali, dove il luccichio dei marmi e delle dorature di ori e argenti hanno in questo gioco una parte notevole.
Rispetto alla citata pieve di Borgo, a navata unica con tre cappelle per lato, la parrocchiale di Telve, presenta la medesima soluzione, ma con solo due cappelle per lato. Da questo punto di vista potrebbe essere considerata come una versione accorciata della prima.
La stessa facciata della chiesa di Telve, a due spioventi con nicchie laterali, potrebbe essere stata uguale a quella della pieve di Borgo, prima che fosse montata, nel 1833, la facciata della demolita chiesa del Carmine di Trento, opera di Francesco Oradini.
La parrocchiale di Telve subì gravi danni durante la Prima Guerra Mondiale, soprattutto nella parte orientale, dove le granate causarono lo sfondamento dell’abside e il crollo parziale della cupola. Una granata penetrata nel coro incenerì i pregevoli stalli lignei barocchi.
Alla base della cupola, sul lato nord, sono state incise le date “1881 – 1920 – 1996” che corrispondono ai restauri più significativi apportati all’edificio negli ultimi due secoli.

 

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