La salita del Manghen PDF Stampa E-mail

Il Manghen: una piccola impresa
Per il ciclista "normale", appassionato ma non campione, salire in bici al passo Manghen è una piccola impresa: partendo da Scurelle, Castelnuovo o Borgo sono circa 23 km di salita e 1670 metri di dislivello! Nella classifica delle salite più dure d'Italia (http://www.geocities.com/) è classificata al 18° posto (per gli appassionati i tempi di percorrenza, partendo da Telve sono calcolati in 2.59'38" con VAM 500; 1.59'46" con VAM 750; 1.29'49" con VAM 1000; con 1.11'51" VAM 1250 e 59'53" con VAM 1500). Un impegno severo per tutti. L'ascesa non è inoltre regolare e quindi le difficoltà aumentano. In compenso il paesaggio è incantevole, in particolare una volta imboccata la val Calamento. Se poi si riesce a salire in una giornata feriale, poco trafficata, è il massimo; purtroppo le moto sono numerose nei fini settimana estivi. A proposito di stagioni: la strada generalmente è chiusa da novembre ad inizio maggio.
La salita può essere divisa in sei fasi:
- la prima, dalla partenza (che fissiamo a Borgo) fino in cima all'abitato di Telve: 4,2 km al 5,2%; un inizio senza grandi pendenze, da interpretare come riscaldamento;
- la seconda, in cui ci si addentra nel bosco della val Calamento assaggiando le difficoltà future: 4,3 km al 6,6%;
- la terza, un tratto tranquillo dal km 8,5 al km 10,5: due chilometri al 3,1%;
- la quarta, un tratto impegnativo nel cuore della Val Calamento: 4 km al 7,9%, con punte fino al 13%;
-la quinta, un altro tratto di riposo nel bosco: due chilometri al 4,5% prima dell’ascesa finale;
-la sesta, gli ultimi, interminabili e durissimi 7,2 km, con pendenze quasi sempre sopra il 10%, con una difficoltà media del 9,6%, nella parte finale praticamente senza ombra.
Per afforntare la salita sono quindi necessari prudenza e capacità di dosare le forze: gli ultimi chilometri, dopo Calamento, permetteranno ad ognuno di dimostrare il proprio valore.

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Partenza da Borgo
Dalla zona dell'ospedale si imbocca la strada provinciale che sale piuttosto tranquilla attraversando la località "Valli" ed entrando nel comune di Telve in corrispondenza del conoide del torrente Ceggio. Un brevissimo strappo al km 1,5 quando si attraversa il ponte sul corso d'acqua, e poi un tratto quasi pianeggiante. All'ingresso meridionale di Telve imbocchiamo la strada provinciale che proviene da Castelnuovo, lasciandoci a sinistra il paese; qui una prima fontana può farci fare rifornimento d'acqua. La strada procede con una salita costante fino al km 3,5 per poi spianare per qualche centinaia di metri, sino al km 4,2, al bivio per Telve di Sopra-Torcegno. Svoltiamo a destra ed entriamo in un tratto affascinante, che ci porterà nel cuore della val Calamento. C’è un primo strappo, ma dura poco: il tracciato presenta ogni tanto qualche rampa impegnativa ma, mancando la continuità, queste difficoltà sono facilmente superabili; da qui si ha inoltre un bellissimo panorana su tutta la Valsugana. Al km 6,5 (capitello di S. Antonio), incontriamo la prima, vera asperità della giornata: 500 metri al 10%, fino al bar Casina, a cui segue, dopo 300 metri di pausa (con una fontana), un ulteriore tratto di 1,5 km al 9%, fino alla località "Crose". Qui, al km 8,5 il tracciato spiana e, passando all'altezza del bivio per Musiera, si può respirare fino al km 10,5 (fontana attorno al km 10). A questo punto si riprende a salire, inizialmente in maniera tranquilla, poi al km 12, in località "Salton", subito dopo il ponte sul torrente Maso, in modo molto brusco: due strappi di 700 metri ciascuno ad oltre il 12%, con qualche centinaio di metri in mezzo per rifiatare, all'altezza dell'albergo Calamento. Questi due pezzi possono veramente "far male"! Arriviamo così al km 14, quando, dopo i due tornanti all'altezza della chiesetta, uscendo dalal località abitata di Calamento, incontriamo un tratto di riposo.

Nel cuore della Val Calamento
Stiamo per arrivare al punto più impegnativo di tutta l’ascesa e bisogna approfittare di questo tratto piuttosto lungo dalla pendenza mite, dentro il bosco, per recuperare tutte le energie necessarie per il finale. Al km 17,2, dopo avere lasciato a sinistra la strada per Valtrighetta (da qui si può imboccare la bellissima valle di Cagnon per un uscita -preferibilmente in mountain bike-; da qui si arriva anche all'Oasi WWF di Valtrigona) si ricomincia: la pendenza arriva subito attorno al 10% e inizia la lunga battaglia. Ci aspettano 7,2 km al 10%, senza la minima possibilità di tirare il fiato. All’inizio siamo ancora in mezzo al bosco, poi al km 18,2, poco prima della malga Valsolero di sotto, di fronte a noi si distingue il tracciato: dovremo superare quattordici tornanti e soprattutto 520 metri di dislivello prima di giungere in cima. I tratti più impegnativi sono al km 20 e al km 22: qui la pendenza si avvicina al 14%. Solo la vista del passo che si intravede di fronte a noi, dopo un tornante a destra, al km 21,6, concede un po’ di sollievo. Comunque, a questo punto non si può certo desistere: la strada compie un ampio arco sulla destra e in 2,2 km supera gli ultimi 220 metri di dislivello. Tra una pedalata e l’altra l’arrivo si avvicina, ma il passo ancora non si vede.

La conquista del Passo
Finalmente, al km 23,5, dopo 100 metri di riposo, si vede una croce: è il passo, ora si può decisamente scattare, scalare rapporto e alzarsi sui pedali. Al km 23,7, dopo l’ennesimo strappo, un dosso improvviso ci segnala che l’ascesa è finita: il Manghen è conquistato! Siamo nel cuore della Catena del Lagorai, in un’atmosfera selvaggia e incontaminata. La discesa verso Molina inizia subito, ed appena sotto, dopo un tornante, incontriamo il rifugio Passo Manghen per il meritato ristoro.
(La descrizione della salita è stata ripresa, adattandola, da un articolo di Carlo Turcheto, apparso su "La Bicicletta" del marzo 2001).

 

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